La storia di ‘Violetta’ e Stefania

“Lo sai che domani ricomincia Violetta?”
“Io ho la foto di Tomàs”
“Violetta ha scoperto Diego abbracciato a Ludmilla!”
Così mi hanno accolto le bambine appena entrata in casa. L’espressione basita del mio viso le ha lasciate stupefatte: “Non sai chi è Violetta ?!”
Finalmente connetto i pochi neuroni ancora attivi e ricostruisco i ricordi: Violetta, serie televisiva adolescenziale, immancabile nelle famiglie di mezzo mondo in cui siano presenti bambine tra gli 8 e 14 anni.

Ebbene sì, anche al Tetto Violetta docet! E il contagio non si ferma alle bambine ma coinvolge anche gli altri, grandi e piccoli, trasformando l‘eroina cantante in una persona di famiglia di cui preoccuparsi, di cui informarsi, di cui parlare a tavola condividendo impressioni e scelte di vita.
Ogni sera in cui va in onda, immancabilmente, parte un tam tam di richiami e gridolini per riunire la tribù dei fedelissimi, di cui sono entrata a far parte, per la visione corale della nuova puntata, ma di solito prima, durante la cena, si apre un tavolo di discussioni sulla beneamata paladina di tutti noi.

Il tema cruciale, l’altra sera, era se per Violetta fosse più indicato Tomàs o Diego, aitanti pretendenti, questione approfondita anche da un’analisi caratteriale dei soggetti e delle possibili affinità dei protagonisti. L’argomento, dibattutissimo, ha visto schierati, come spesso accade, maschi contro femmine, in un confronto degno dei migliori talk show. Chiaramente l’approccio tra maschi e femmine è agli antipodi: nessun maschio di casa sopra i sei anni ammetterebbe mai di nutrire un minimo interesse per la serie, sebbene informatissimo sugli sviluppi della trama.

Durante lo scambio di idee mi accorgo che Laura e Michela iniziano a confabulare tra loro lanciandomi sguardi indagatori. Ad un tratto Laura, preso atto di qualcosa di profondamente serio, mi guarda con occhi un po’ delusi e mi chiede: “Ma è vero che tu guardi Violetta solo quando sei qui?”
La guardo stupita e faccio una smorfia che dovrebbe esprimere da un lato il mio dispiacere per la delusione che le leggo negli occhi, dall’altro una perplessità riassumibile in: “DAVVERO pensavate che quando sono a casa con mio marito passo le serate a guardare le imprese di un’adolescente canterina?!”
Il silenzio severo che scende l’attimo dopo  mi spinge ad aggiungere frettolosamente che, nonostante la grande simpatia e stima che nutro per Violetta, di solito guardo poco la televisione e preferisco godermela in loro compagnia. Mentre aspetto di cogliere almeno un cenno di assenso qualcuno fa una battuta, l’attenzione si sposta e, almeno per stavolta, credo di essermela cavata senza troppi danni.

Così, come ogni sera che c’è Violetta in TV, si sparecchia velocemente, ci si prepara sul divano e sulle note della sigla iniziale parte l’adunata con tanto di urletti felici per l’inizio del film.
Riordinando le ultime stoviglie aspetto di sentirmi chiamare, ma all’appello degli eletti ammessi alla sacra visione il mio nome oggi manca. Sorrido, facendo capolino in salotto, stasera sono in punizione per mancata devozione, posso partecipare solo dall’ultima fila.
Chi spiegherà a mio marito DAVVERO che da domani, al posto di Criminal Minds, seguiremo le imprese di Violetta?!
Il fenomeno Violetta, a un certo punto, passerà, ma come tutti i fenomeni credo rappresenti un’altra buona opportunità per stare tutti insieme e per creare quel dialogo e quel confronto tra grandi e piccoli che dà vita a relazioni forti e vere.

Stefania