Letteratura: parole per capire. Pubblicato il 5 febbraio 2014 da admin

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Vorremmo condividere con voi un brano dal racconto di Flannery O’ Connor (Gli storpi entreranno per primi)

Il ragazzo sedeva afflosciato, sull’orlo della sedia, con le braccia penzoloni tra le cosce. La luce della finestra gli batteva sul viso. Gli occhi, immobili, color acciaio, erano ostinatamente fissi davanti a lui. I sottili capelli neri gli ricadevano sulla fronte in un ciuffo piatto, non trascurato come quello d’un bambino, ma severo, come quello d’un vecchio. Sul viso era quasi tangibile una specie d’intelligenza fanatica.
Sheppard sorrise, per accorciare le distanze.
L’espressione del ragazzo non si addolcí. Rufus Johnson si appoggiò allo schienale della sedia e si tirò sul ginocchio il mostruoso piede equino. Era calzato di una pesante scarpa nera, con una suola di dieci o dodici centimetri. Un pezzo di tomaia si era staccato, e la punta di una calza vuota sporgeva come una lingua grigia da una testa decollata. Sheppard capì al volo il caso: le malefatte del ragazzo erano una compensazione per quel piede.
– Bene, Rufus, vedo qui, nel tuo incartamento, che hai solo un anno da scontare. Che progetti hai, per quando esci?
– Io non faccio progetti – dichiarò il ragazzo, e posò gli occhi indifferenti su qualcosa di molto lontano, fuori dalla finestra, alle spalle di Sheppard.
– Forse dovresti farne – disse lui, e sorrise.
Johnson continuò a guardare alle sue spalle.
– Io voglio che tu tragga tutti i vantaggi possibili dalla tua intelligenza – continuò Sheppard – Che cosa ti sta a cuore? Parliamo di quello che ti sta a cuore – . Involontariamente i suoi occhi si posarono sul piede.
– lo guardi bene, si sfoghi – cantilenò il ragazzo.
[ …]
Johnson torse lievemente la bocca. Aveva un’aria sprezzante, ma divertita. Nei suoi occhi c’era un bagliore di sfida.
Sheppard studiò attentamente quel viso. Dove c’era l’intelligenza, tutto era possibile. Sorrise di nuovo, un sorriso che doveva essere per il ragazzo come un invito a entrare in un’aula scolastica con le finestre spalancate alla luce.
[ …]
Da allora aveva parlato con Johnson tutti i sabati, per il resto dell’anno. Diceva quello che gli passava per la testa, discorsi di un tipo che il ragazzo non aveva mai sentito. Parlava un po’ difficile, per dargli qualcosa da conquistare. Passava dalla psicologia elementare alle scappatoie che si fabbrica la mente umana, dall’astronomia alle capsule spaziali che giravano intorno alla Terra più veloci del suono e presto avrebbero girato intorno alle stelle. Voleva dare al ragazzo qualcosa da desiderare, oltre ai beni del prossimo. Voleva allargargli l’orizzonte. Voleva che vedesse l’universo e si rendesse conto che anche i suoi punti più oscuri si sarebbero potuti esplorare e capire. Avrebbe dato qualsiasi cosa per mettere un telescopio in mano a Johnson.