Letteratura: parole per capire. Pubblicato il 10 maggio 2014 da admin

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Vorremmo condividere con voi un brano di Peter Hoeg, da “I quasi adatti”.

 

Il vicedirettore, l’ingegnere, le segretarie dell’ufficio, l’insegnante che aveva lavorato alla Frederikssundsvejens Skole, tutti mi hanno dimenticato subito dopo avermi incontrato. Ma mentre eravamo insieme credevano di avere a che fare con un adulto.

Si sbagliavano. Stavano parlando con un bambino.

Davanti a loro non avevo pelle, niente per coprirmi. Sentivo ogni loro cambiamento di tono, ogni sguardo, ne sentivo la fretta e la cortesia, la distrazione e l’incomprensione. Loro mi hanno dimenticato cinque minuti dopo che me ne sono andato, ma io li ricorderò per sempre.

Entrando in una scuola mi calavo nel bambino che ero ventidue anni fa, e in quella forma incontravo gli adulti.

Loro erano protetti. Il tempo li aveva avvolti in una membrana. Erano spiritosi e frettolosi, e non rimanevano minimamente scalfiti dal nostro incontro.

Così era allora, quando andavo alla Biehl, così è adesso, e così sarà sempre. Intorno agli adulti il tempo si è depositato, con la sua fretta, con la sua noia, le sue ambizioni, la sua amarezza e i suoi obiettivi a lungo termine. Loro non ci vedono più veramente, e quello che vedono cinque minuti dopo l’hanno già dimenticato.

Mentre noi non abbiamo pelle. E li ricorderemo per sempre.

Andava così anche alla Biehl, noi ricordavamo ogni espressione del volto, ogni insulto e ogni incoraggiamento, ogni osservazione buttata lì, ogni segno di potere e di debolezza. Per loro eravamo la quotidianità, per noi erano senza tempo, cosmici e potenti.

Mi è venuta questa idea: quando provi dolore, e pensi che la cosa sta crescendo qui, in laboratorio, è inutile, puoi reagire pensando che forse è anche l’unico modo che hai per dire come appariva allora il mondo.

Cose da adulti. Cose precise, esatte. Queste, certo, non mancano. Anzi, rappresentano tutto quello che ci circonda. Ma sentire senza pelle è possibile, forse, solo in condizioni simili a quelle del laboratorio.