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“Ricordo ancora i sentimenti provati da subito circa la mia partecipazione al Bando per divenire Tutore legale volontario di minori stranieri non accompagnati. Sentimenti contrastanti tra loro. Da un lato uno slancio spontaneo dell’animo, dall’altro titubanza e esitazione. Oggi posso affermare convinta che, per fortuna, ha prevalso il primo.
Durante la formazione per divenire tutore, il mio entusiasmo cresceva ogni giorno di più, di pari passo con la certezza di aver preso una decisione proprio bella.
Emozionante il giorno del giuramento in Tribunale per il senso di responsabilità di cui mi sono sentita investita e emozionatissima io, il giorno in cui ho incontrato per la prima volta il minore che mi era stato affidato.
Ricordo l’ansia che ho provato, seduta in una sala, quando mi è stato detto : “Ora lo andremo a chiamare”. Ero lì che lo attendevo con curiosità ma anche con qualche timore, con la paura di non essere all’altezza del ruolo. Qualsiasi paura è svanita non appena Youssef ha varcato quella porta che ci separava e ho visto spuntare un visetto sorridente, curioso e simpatico.
Il suo sorridermi mi ha fatto sentire a mio agio e ci siamo subito salutati.
È iniziato così un lungo percorso fatto di tanti incontri in cui neppure la difficoltà linguistica iniziale ha ostacolato l’intesa che si stava creando.
Credo che Youssef si sia sentito accolto e questo gli abbia permesso di fidarsi e di stabilire così un rapporto con me molto bello che dura oramai da 2 anni e che è andato ovviamente oltre il raggiungimento della sua maggiore età.
È stato molto bello ed interessante raggiungere insieme dei piccoli traguardi, primo fra tutti il rilascio del permesso di soggiorno. È molto bello quando la gioia dell’altro diventa la tua.
È molto bello quello che provo ogni volta che Youssef, oramai maggiorenne, mi chiama quando deve fare delle scelte.
Sento che nutre una grande stima e rispetto nei miei confronti e questo mi riempie il cuore perché mi dà la misura, di quanto, nel mio piccolo, io sia riuscita a fargli arrivare.
Qualche anno fa non avrei mai potuto immaginare che un ragazzino poco più che adolescente e proveniente da un paese lontano e diverso dal mio, avrebbe potuto aggiungere così tanto alla mia vita. Il suo essere accudente nei miei confronti mi scalda il cuore, come quando vuole assolutamente cedermi il posto a sedere, o quando si accerta che io sia rientrata a casa. È un affetto gratuito e proprio per questo autentico. A volte, quando lo penso, mi capita di sorridere. Allora realizzo che questa mia piccola missione è proprio un Regalo che la vita mi ha fatto, ancora una volta tanta gratuità.
Il tutto è diventato ancora più speciale quando, proprio su richiesta di Youssef di una residenza in un ambiente più raccolto, è approdato a Itaca, una delle case – famiglia della Cooperativa “Il Tetto”. Il nome stesso di questa casa si è rivelato profetico. Qui Youssef ha trovato il suo porto sicuro e io stessa, nonostante adulta, ho potuto trovare un’ ancora anche per me, perché nel giro di poco tempo si sono stabiliti dei legami saldi, forti e sicuri. Ho iniziato a collaborare in qualità di volontaria al Corso d’italiano, servizio didattico offerto da “Il Tetto”, e proprio qui ho avuto la possibilità di conoscere altri ragazzi ospiti di altre case e di stabilire così nuovi legami. Sono nate delle bellissime amicizie.
Si tratta di uno scambio molto proficuo perché io posso mettere a disposizione le conoscenze della mia formazione umanistica e al tempo stesso ricevere insegnamenti importanti di vita che questi ragazzi sanno darmi con le loro storie e culture. Si tratta davvero di una grande famiglia fondata sulla condivisione. Dopo un anno dall’inizio della mia collaborazione con “Il Tetto”, oramai mi sento facente parte di questa grande famiglia, la sento anche un po’ mia.
Provo gioia ad esempio quando ricevo un invito ad una festa di compleanno perché uno dei ragazzi mi vuole tra i suoi invitati. Le manifestazioni di stima e affetto sono arrivate da più parti e mi gratificano sempre molto perché, spero, siano il risultato di quello che io ho potuto e saputo dare.
Nel frattempo mi è stato chiesto di diventare il compagno adulto di un altro ragazzo con qualche difficoltà in più e anche in questo caso si è creato un rapporto molto profondo che ha riempito le mie giornate di amore.
Mi è capitato, in generale, di svolgere più attività con i ragazzi, di accompagnarli ad esempio nel disbrigo di alcune pratiche burocratiche e se la mia presenza, in qualche modo, li ha fatti sentire più sicuri, questo mi ha dato un senso di viva soddisfazione. 
In qualche modo mi sono sentita un po’ la tutrice di tanti ragazzi.
Negli ultimi 2 anni la mia vita è cambiata; si è rinnovata, si è sicuramente arricchita sotto diversi aspetti, assumendo così un senso ancora più compiuto.
In fondo il dono più prezioso che abbiamo ricevuto non si realizza in pienezza se non 
nel dono agli altri.”
Emanuela Biancucci